Chiesa di San Domenico
Navata centrale della Chiesa di San DomenicoI lavori di costruzione della chiesa e dell’annesso convento di San Domenico vennero ultimati nel 1498. Il convento venne soppresso nel 1805 in seguito alle leggi napoleoniche.
Nel 1674 la chiesa subì profonde modifiche e venne ridotta in stile barocco. Vi fu aggiunto un pulpito, le colonne vennero trasformate in grossi pilastri, i costoloni contornati di stucchi.
Dal 1939 al 1942 si procedette ad un radicale restauro che, togliendo tutte le bardature, farà ritornare la chiesa allo stile originario.
L’edificio si presenta, oggi, a schema basilicale, è a tre navate delimitate da pilastri in conci di pietra che sorreggono archi acuti.
Le navate presentano volte a crociera i cui costoloni scaricano sui pilastri. Il portale principale, a due colonne, è sormontato da uno stemma datato 1674 che forse allude all’ abate che in quell’anno fece modificare la facciata con l’aggiunta di lesene doriche.
A destra entrando, una composizione di grande effetto narrativo rappresenta il Passaggio del mar Rosso e, sulla parete di fronte una suggestiva Strage degli Innocenti, da attribuirsi ambedue a scuola genovese, fine XVII sec.
Nel secondo arco a destra San Vincenzo Ferreri e la peccatrice di Clemente Ruta (1688-1757). Più avanti, l’altare di San Domenico in legno dorato con ricchi fastigi e stucchi del tardo seicento. Nel cielo della cappella, San Domenico in gloria, affresco di M. Antonio Vizzani (1715).
Davanti all’altare si trova una pietra tombale in marmo della famiglia Celi. La chiesa fu infatti sepolcreto di molte famiglie appartenenti alla nobiltà di Borgotaro.
Nella cappella a destra del coro, San Tomaso d’Aquino di Ignazio Stern (sec.XVIII) e pregevole statua lignea settecentesca della Madonna con Bambino (quest’ultimo copia moderna in seguito al furto avvenuto negli anni Settanta).
Alle pareti del coro, otto ovali con santi domenicani (S. Pietro Martire, S. Giacinto, S. Pio V, S. Tomaso d’Aquino, S. Alberto Magno, S.Vincenzo Ferreri, S. Antonino Vescovo, S. Domenico). Gli autori (almeno due) di rilevanti capacità pittoriche, appartengono a bottega tosco-emiliana della fine del XVII sec.
Nella cappella a sinistra del coro, affresco strappato con Madonna e Bimbo (sec.XVI). Alla parete una pietra tombale scolpita in marmo della Congregazione del S.S. Rosario (1623).
Nella cupoletta dell’altare della Madonna del Rosario, affresco del Vezzani.
Di grande eleganza è l’acquasantiera rinascimentale in marmo bianco posta all’ingresso laterale, che reca l’iscrizione Joannes Apollinaris Dominicanus MDLXII die II.
Documento pubblicato
grazie alla concessione
e alla collaborazione
della Comunità Montana
delle Valli del Taro e del Ceno
Illustrazione di Paolo Sacchi
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