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borgotaroSituato nell’Alta Valle del Taro a m 414 di altitudine, sulla riva sinistra del fiume, Borgotaro é il centro più importante dell’Appennino Parmense.

La sua particolare posizione geografica situa il suo territorio quasi a cavallo di tre regioni: Emilia, Toscana e Liguria, i cui confini corrono lungo i crinali che delimitano la valle.
Fu quindi, nel passato, zona di passaggio per mercanti, viaggiatori, abati, pellegrini ed eserciti diretti ad uno dei tanti passi che permettevano un agevole raccordo tra regione padana, Lunigiana e Genovesato. Qui passavano, tra le altre, le antiche percorrenze Veleja-Luni e Bobbio-Roma.

Posizione strategica nel cui possesso si alternarono e susseguirono Impero, Monastero di Bobbio, Comune di Piacenza, Landi, Santa Sede, Malaspina, Visconti, Fieschi, Sforza, Doria, Farnese, Austria, Borbone, Impero Francese.

Borvo Val di Taro oggi è quindi centro d’interesse storico ma anche di importanti servizi.
Numerose le strutture turistico-sportive:campi tennis, piscina, palazzetto dello Sport, bocciodromo, camping, palestre; quelle culturali: Biblioteca Manara con notevole fondo antico (manoscritti, incunaboli, cinquecentine), Museo Cavanna detto “delle Mura”, d’arte tipografica, due sale cinematografiche aperte tutto l’anno.

A 10 Km Compiano, borgo medioevale con castello (visite guidate).

A 15 Km Bedonia,  il Seminario Vescovile ospita l’antica Biblioteca, una Pinacoteca, l’Opera Omnia dello xilografo Romeo Musa, un Museo di storia naturale e il Planetario.

Cartina Via dei MonasteriCartina Via dei MonasteriDopo l’invasione dei Longobardi nel VI secolo, si assiste alla contrapposizione tra i nuovi conquistatori in Emilia ed i Bizantini in Romagna.

Finisce per perdere così di importanza per le comunicazioni con l’Italia Centrale l’asse Via Emilia-Via Flaminia e si impostano nuovi attraversamenti appenninici.

Nel reticolo di sentieri che da Piacenza vanno verso la Toscana e Roma, si segnala quello definito Via dei Monasteri longobardi, citato come Via Romea dal cronista Codagnello, potenziato dal Comune di Piacenza nel XII secolo quale alternativa alla Via di Monte Bardone, controllata nel suo ultimo tratto dal Comune di Parma.

“Come ovunque, anche nelle Valli del Taro e del Ceno, -ci ricordava il medievista Vito Fumagalli- chiese e monasteri erano largamente presenti con i loro edifici, le loro proprietà ed i loro fedeli, fin nelle aree più impervie.

La vita del primo Medioevo è organizzata in gran parte, in ogni suo aspetto, anche nell’economia, dagli enti ecclesiastici, nella nostra zona particolarmente ricchi e potenti.

Il paesaggio, con il passare del tempo, si animava della presenza sempre più fitta di chiese, oratori, piccoli e grandi monasteri, che con le loro proprietà arrivavano quasi ovunque”.

Bobbio, infatti, fondata nel 612 o 614 da S. Colombano, fu un grande centro culturale e librario, con beni che si estendevano dai laghi prealpini fino alla Toscana; tra di essi anche Calice di Bedonia e Borgo Val di Taro, mentre attraverso la dipendenza monastica di Boccolo dei Tassi, ora nel Comune di Bardi, la grande abbazia longobarda di S. Colombano nell’alta Val Trebbia attraverso la Via dei Monasteri garantiva il collegamento, a Pontremoli, con la Via di Monte Bardone.

Da Piacenza, dunque, che nel Medioevo risulta dotata di un numero elevato di ospitali per assistere i pellegrini, attraverso Cadeo si giunge a Fiorenzuola, la Floricum dell’itinerario di Sigerico della fine del secolo X. Qui era presente un’antica fondazione monastica, legata a quelle di Tolla e Gravago, lungo l’asse viario orientato verso Bardi e di qui, attraverso Borgo Val di Taro,verso i passi
appenninici.
Sono numerose le località che si incontrano lungo il percorso tra cui Castell’Arquato (castrum longobardo e medievale, ricchissimo di arte romanica), Lugagnano e Veleia, (raggiungibile con una breve deviazione), divenuta celebre per il rinvenimento,nel 1747, della famosa Tabula Alimentaria, grande iscrizione su bronzo di epoca romana (II sec.); Monastero di Morfasso, in alta Val d’Arda, con l’importante abbazia di S. Salvatore e S. Gallo di Tolla. Purtroppo di questo edificio ben poco è rimasto per la franosità del terreno e per il probabile reimpiego di materiali.

Dopo Morfasso si giunge al Passo del Pelizzone, attraverso cui ora si entra in provincia di Parma. Qui ci accoglie una casa, vigile come l’ospitale o xenodoco citato in antichi documenti piacentini dei secoli XIII e XIV.

Il percorso prosegue poi toccando Cogno e Gazzo per giungere a Bardi, centro di origine longobarda, la cui rupe di diaspro rosso é già incastellata nell’898. Sempre a Bardi, documentata dall’anno 833, in località S. Protaso, chiamata Odolo nell’Alto Medioevo, sorgeva l’antica chiesa, sede anche di possessi del monastero modenese di Nonantola, fondato dal re longobardo Astolfo e dal cognato S. Anselmo.

Si doveva poi guadare il Ceno per raggiungere Gravago, con un castrum e un monastero, di cui resta traccia solamente nel nome della chiesa e del vicino gruppo di case.

Dopo Gravago, Osacca e il valico S.Donna, la strada raggiungeva Borgo Val di Taro, le cui origini altomedievali si identificano con la presenza dell’importante corte di Torresana, dipendente dal monastero di S. Colombano di Bobbio che nel 1207 possedeva ancora cinque cappelle insieme alla pieve di S. Giorgio, il cui arciprete era tenuto a ospitare l’abate di Bobbio con il suo seguito quando andava a Roma.

I passi del Borgallo, con l’ospitale di S. Bartolomeo, e del Bratello permettevano di raggiungere Pontremoli e la via Francigena attraverso la Pieve di Vignola oppure il castello di Grondola.


Logo Comunità Montana delle Valli del Taro e del CenoDocumento pubblicato
grazie alla concessione
e alla collaborazione della
Comunità Montana
delle Valli del Taro e del Ceno
Illustrazione di Paolo Sacchi
www.sakai.dk

Palazzo del PretorioSituato nell’Alta Valle del Taro a m 414 di altitudine, sulla riva sinistra del fiume, Borgotaro é il centro più importante dell’Appennino Parmense.

La sua particolare posizione geografica situa il suo territorio quasi a cavallo di tre regioni: Emilia, Toscana e Liguria, i cui confini corrono lungo i crinali che delimitano la valle.

Fu quindi, nel passato, zona di passaggio per mercanti, viaggiatori, abati, pellegrini ed eserciti diretti ad uno dei tanti passi che permettevano un agevole raccordo tra regione padana, Lunigiana e Genovesato.

Qui passavano, tra le altre, le antiche percorrenze Veleja-Luni e Bobbio-Roma.

Posizione strategica nel cui possesso si alternarono e susseguirono Impero, Monastero di Bobbio, Comune di Piacenza, Landi, Santa Sede, Malaspina, Visconti, Fieschi, Sforza, Doria, Farnese, Austria, Borbone, Impero Francese.

I primi abitatori della Valle del Taro, tralasciando le popolazioni preistoriche delle quali comunque restano importanti tracce, furono i Liguri e ciò é testimoniato, tra l’altro, dalla presenza di numerosi toponimi ed in special modo dal dialetto che ancora vi si parla, ricco di vocaboli e suoni liguri.

La zona venne poi occupata dai Romani che incontrarono non poche difficoltà a debellare le forti tribù liguri.

Turris, originaria denominazione dell’attuale Borgo Val di Taro, pur in diversa localizzazione, fu una creazione militare Bizantina all’epoca della guerra gotica e come tale capoluogo di tutta la circoscrrizione.

Proprietà del fisco regio, la “curtis Turris cum appenditiis suis” costituÏ, successivamente, uno dei più cospicui e redditizi donativi dei re longobardi al Monastero immune di San Colombano in Bobbio.

In qual modo sia avvenuto il passaggio della denominazione da Turris a Torresana, e da questa a Borgo Val di Taro, non é ancora chiaramente documentato.

Si sa per certo che nel diploma, rilasciato da Ottone I in Milano il 30 luglio 972, si parla di una “plebs Sancti Georgi” che sorgeva là dove il Tarodine sfociava nel Taro. Intorno e di fronte a questa chiesa sorse Torresana.

In seguito, mutate vicende storico-politiche spinsero gli abitanti di Torresana ad insediarsi un poco più a ovest e precisamente sul terrazzo fluviale in cui sorge oggi l’abitato. Nasce così il nome Borgo Val di Taro.

Qui nel 1226 venne posta la prima pietra della chiesa di Sant’Antonino, attorno alla quale poi sorgerà l’odierno agglomerato. Nel sec.XIV iniziò la prima dominazione della famiglia Landi, alla quale subentrarono i Visconti.

La successiva dominazione pontificia su Piacenza (1332-1335) comportò l’automatica soggezione di Borgotaro alla Santa Sede.

Inizia però l’epoca delle grandi signorie e i Visconti riprendono possesso del Borgo che, salvo qualche breve parentesi, farà parte per molti anni del Ducato di Milano.

L’importanza strategica é tale che il Duca vi destina con il titolo di marchese il famoso capitano di ventura Nicolò Piccinino.

Successivamente si affermarono nel dominio del Borgo gli Sforza, i Landi e i Fieschi.

Fallito il tentativo di questi ultimi di impadronirsi di Genova, Borgotaro cadde sotto il dominio dell’Impero.

Nel 1551 Agostino Landi con due diplomi otteneva l’investitura di Borgotaro, la cui giurisdizione veniva subito dopo elevata a dignità di Principato.

Si formava così un vero stato (Principato di Valditaro o Stato Landi) del quale Borgotaro sarà la capitale.

Nel 1578 i Borghigiani stanchi delle angherie e dell’esosità dei nuovi principi, si ribellarono e li cacciarono definitivamente.

Si diedero così nelle mani di Ottavio Farnese, duca di Parma, che nominarono loro principe.

Nel 1731 moriva Antonio Farnese senza lasciare eredi cosicché il Ducato passava a Carlo I Borbone, figlio di Elisabetta Farnese.

Nel 1806 Borgotaro venne incorporato nell’Impero Francese e assegnato al Dipartimeto degli Appennini, nell’ambito della ventottesima divisione militare.

In seguito alla caduta di Napoleone, le potenze vincitrici decisero di assegnare il Ducato di Parma e Piacenza a Maria Luigia d’Austria fino alla sua morte, che avverrà nel 1847.

Dopo quest’ultima ritornarono i Borbone, la cui dominazione cessò nel giugno 1859, allorché a Parma si costituì un governo provvisorio per preparare l’annessione al Regno del Piemonte e quindi all’Italia.

Nel 1985 il gonfalone del Comune veniva decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare.


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BianconeBianconeIl territorio del Comune di Borgotaro attraversato dalla Via dei Monasteri si presenta aspro e accidentato, solcato da numerosi torrenti che scavano profonde forre sovrastate da pareti rocciose strapiombanti.

A nord del capoluogo, le cime dei monti Barigazzo (m 1284), La Tagliata (m 1231) e Arsone (m1176), sono i punti di maggiore altitudine di un’unica grande formazione di arenarie, dette di Ranzano, risalenti all’Oligocene, che dirada verso sud arrestandosi presso Case Ghirardi e Brunelli. Vicino a Casembola e Coriago, la roccia, incisa dai torrenti, mostra ampie successioni di strati sovrapposti segnati a volte da impronte di fondo, tracce lasciate dalle correnti sui sedimenti in deposizione nel fondo marino, milioni di anni fa, prima della loro compattazione ed emersione.

A volte lo scorrimento dell’acqua provoca, sulla roccia che fa da letto ai rii, la comparsa di particolari forme di erosione: le marmitte dei giganti, grandi catini perfettamente circolari.

Giglio MartagoneGiglio MartagoneNei pressi di Borgotaro si fa più dolce la morfologia del territorio, costituito da morbide colline modellate in estese formazioni di argille scagliose e marne, dette di Monte Piano.

Per secoli intensamente coltivate, oggi reagiscono all’abbandono del territorio con grandiosi fenomeni di dissesto, frane e calanchi. Il capoluogo sorge su un ampio terrazzo fluviale alla sinistra del Taro; sulla destra del fiume si trova il quartiere di San Rocco, edificato a partire dalla fine del secolo scorso sulla grande conoide di deiezione del torrente Tarodine che scorre in uno stretto solco vallivo inciso sul fianco del versante principale appenninico, costituito in questo settore da arenarie del Monte Zatta risalenti al Cretacico.

Il paesaggio naturale è quello caratteristico dell’Appennino Ligure Emiliano, dove a versanti morbidi e tondeggianti si alternano forre profondamente incise da impetuosi torrenti, nascosti da boschi fitti e verdeggianti.

Questo alternarsi di pendii lievi e pareti scoscese, di prati assolati e selve ombrose, rende estremamente diversificate la flora e la fauna di queste zone, consentendo il rinvenimento, nei medesimi luoghi, di specie mediterranee e centroeuropee.

Biancospino - Crataegus monogynaBiancospino - Crataegus monogynaRisalendo idealmente un fianco della vallata, ci soffermiamo su alcune specie caratteristiche dei diversi ambienti attraversati.
Le acque del Taro, che scorrono limpide e abbastanza pulite anche a valle di Borgotaro, ospitano una ricca fauna ittica, con trota fario, cavedano, vairone, barbi, sanguinerila; molto comune è anche il ghiozzo da ruscello (Padogobius martensi), un pesciolino di fondo endemico del Po e dei suoi affluenti.

Queste specie si nutrono della ricca fauna invertebrata che vive sul fondo: libellulle, friganee, effimere, coleotteri, chiocciole.

Il gambero da fiume è ormai raro.

Tra gli uccelli che eleggono il fiume come proprio habitat di nidificazione ricordiamo il piro piro piccolo, il corriere piccolo, il martin pescatore, il merlo acquaiolo, il germano reale, estinta ormai da molti anni la lontra.

Il fiume scorre, tranne che nel tratto urbano, tra due ali di fitto bosco ripariale, formato da pioppo nero, ontano nero e da varie specie di salici.

Ci sono arbusti abbastanza rari come lo spincervino e la frangola, mentre sui ghiaioni esposti al sole vegeta l’olivello spinoso.

Frequenti sono le fioriture del favagello, del sigillo di Salomone, della cardamine bulbifera, della viola matronale; nidificano il picchio verde e il rigogolo, e l’airone cenerino elegge a posatoio gli ontani più grandi.

MoscardinoMoscardinoDietro il bosco ripario si stende sul terrazzo fluviale, la gariga di elicriso, un ambiente arido dove vegetano in mezzo ad arbusti fruticosi quali lo stesso elicriso, l’artemisia alba, il teucrio, decine di specie di orchidee selvatiche, come l’Orchis tridentata, l’Ophrys bertolonii e tante altre.

Tra le erbe rade depone le uova il succiacapre; frequenti sono anche la sterpazzolina, lo zigolo nero, il fanello. Proseguendo la nostra ascesa lungo il fianco della valle attraversiamo la fascia coltivata, oggi spesso abbandonata e colonizzata da vaste formazioni di cespugli spinosi (ginepri, rose canine, prugnoli e biancospini).

Un tempo comunissime, le infestanti delle messi sono oggi i fiori più rari: papaveri, fiordalisi, consolide, gladioli, e giattaioni compaiono solo ai margini delle strade. Fortunatamente non sono così rari gli animali legati alla campagna: strillozzo, tortora selvatica, civetta, macaone, ramarro sono ancora molto comuni. Sono in grave calo invece l’upupa, la pernice rossa, l’allodola.

I cespuglieti spinosi che preparano l’avanzata del bosco nei territori che gli furono strappati anticamente, l’abbandono dei campi e l’espansione del territorio forestale favoriscono moltissime specie animali, come il cinghale, il capriolo e il daino ed il loro predatore, il lupo.

I boschi della fascia montana inferiore sono dominati dalle querce, roverella sul suolo calcareo e dal cerro su quelli argillosi. Nei territori silicei, acidi, un tempo dominio della pregiata rovere, oggi molto rara, già da almeno il decimo secolo l’uomo ha piantato estese selve di castagno, che hanno fornito la base alimentare per le popolazioni di queste montagne.

Moltissimi gli alberi e gli arbusti che accompagnano le querce nella composizione dei boschi: carpino nero, carpino bianco, evonimi, viburni, sorbo domestico, ciavardello, pero e melo selvatico, melo fiorentino, olmo campestre, maggiociondolo.

Cerro - Quercus cerrisCerro - Quercus cerrisCentinaia le specie di fiori: orchidee selvatiche, gigli rossi, scille, anemoni, denti di cane, gerani, garofanini. Impossibile elencare anche solo parzialmente gli animali; accanto a specie comuni come scoiattoli, picchi, ghiri, rane dalmatine, rospi, tritoni e salamandre, coleotteri cerambicidi, pettirossi e cince, troviamo uccelli rari come l’aquila reale, il gufo reale, l’astore, e il falco pecchiaiolo.

Al di sopra della fascia delle querce si stende la faggeta.

Estesa senza soluzione di continuità su tutto il nostro Appennino, è stata sfruttata ampiamente in passato per la produzione di legna da ardere e di carbone, e oggi si presenta impoverita, povera di sottobosco e di specie vegetali, anche se ricca di funghi, tra cui i pregiati porcini tipici di Borgotaro.

In pochi lembi di faggeta, situati in luoghi impervi si presentano numerose specie tra le quali abete bianco, sorbo montano e sorbo degli uccellatori, olmo montano, tigli, acero ontano, e frassino maggiore.

Nel sottobosco spuntano orchidee, iris graminea, gigli martagoni, aquilege e aconiti. L’altitudine dei nostri monti, che non raggiunge i 1800 metri, consentirebbe al bosco di coprire anche tutto il crinale; il pascolo, gli incendi e il duro clima invernale mantengono invece aperte le vaste praterie disboscate in epoca preistorica.

Questi ampi pascoli, interrotti qua e là da brughiere punteggiate di betulla, sono dei veri giardini botanici, fioriti in estate di genziane, viole calcarate, orchidee montane, mirtilli, tra cui nidificano spioncelli, culbianchi, codirossi spazzacamino.


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Illustrazione planimetria urbana centro storico di Bardi

Bardi castello e borgo

in Arte e Cultura - Bardi
Illustrazione planimetria urbana centro storico di Bardi Il nucleo più antico, altomedievale, si sviluppava a semicerchio ai piedi del castello, all’interno di un bastione. Lo sviluppo successivo rettilineo lungo l’attuale via Pietro Cella é di periodo… Leggi tutto
Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

in Arte e Cultura - Borgo Val di Taro
Navata centrale della Chiesa di San DomenicoI lavori di costruzione della chiesa e dell’annesso convento di San Domenico vennero ultimati nel 1498. Il convento venne soppresso nel 1805 in seguito alle leggi napoleoniche. Nel 1674 la chiesa subì profonde… Leggi tutto
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Museo di Mineralogia e Petrografia (foto: Calabrese, www.lanottedeimusei.it) Luogo: Dip. di Scienze della Terra -V.le G.P.Usberti 157/a Orario di visita: nell'orario di apertura del Dipartimento.Entrata gratuita.Per informazioni e prenotazioni: tel: 0521… Leggi tutto
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Il comune di Calestano, per le ragioni esposte altrove, appare molto meno degradato di altre zone appenniniche e conserva un patrimonio naturalistico di grande valore, notevole e per l’abbondanza e per la varietà.Il bosco copre oggi il 51% del territorio… Leggi tutto

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