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Monte Penna

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monte-penna

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AVVERTENZE

punto di partenza: Anzola (PR)

punto d'arrivo: Anzola (PR)

Esplorazione solitaria del giro del Penna da fare col CAI il 2 agosto. Partenza da Anzola in alta Val Ceno seguendo una traccia GPS editata a mano fidandomi della capacità di interpretare sulla mappa le indicazioni orali di Nick Bonazzi sempre gentilissimo. La salita parte subito dura prima per asfalto per Chiesiola e poi su una antica mulattiera in alcuni tratti ruspata. Per fortuna il percorso è ben evidente poichè in questo tratto non ci sono bollini e tabelle e mi fido della strada evidente anche se il GPS mi da un percorso diverso ma parallello al mio. Arrivati in vista di pian di Boso compaiono le tabelle che ci accompagneranno puntualmente per tutto il giro e si comincia la lunghissima salita verso il passo della Tabella. Salita lunga ma regolare e soprattutto molto panoramica su tutto il crinale monte Penna, monte Tomarlo, monte Maggiorasca di fronte a me e alle mie spalle le amene praterie di monte Orocco che dividono l'alta Val Ceno dalla Valtaro e dove ancora si possono fare incontri piacevoli con mandrie di mucche libere come una volta. Terminata la prima parte della salita si entra nel bosco e non se ne uscirà praticamente più fino al passo del Tomarlo. Il sentiero, in ottime condizioni di fondo, prosegue seguendo i contorni della montagna in un rilassante lieve saliscendi fino ad incontrare il bivio per il monte Groppetto. Si scende quindi fino ad incunearsi tra queste due curiose formazioni rocciose di origine ofiolitica per poi risalire a compiere un vero e proprio anello intorno al Groppetto e ricongiungendosi al punto in cui si era lasciato il sentiero principale. Proseguendo nel bosco di faggi si arriva alla forestale che in breve conduce alla località Faggio dei tre comuni dove sta sorgendo una struttura ricettiva in stile rifugio montano proprio ai piedi del monte Trevine. Da qui ci si immette nel bacino dei rami sorgentizi del Taro che si raggiunge poi effettivamente dopo aver perso lievemente quota e proprio all'inizio della salita finale che ci conduce al passo dell'Incisa, valico con la provincia di Genova. Da qui iniziano le segnaletiche del parco regionale dell'Aveto che tutela la parte ligure di questa splendida foresta. Dall'incisa si scende in mezzo agli abeti respirando a pieni polmoni un aroma di resina che rimanda immediatamente alle sensazioni che si provano nei boschi alpini. Raggiunta la strada proviciale del monte Penna all'altezza della Casermetta, oggi in gestione al parco regionale che la sta ristrutturando per renderla fruibile dai turisti, si ricomincia a salire in direzione passo del Chiodo. Siamo proprio sotto le pareti strapiombanti del monte Penna che poco si vedono data la vegetazione. Dalla strada si prendono alcune deviazioni all'interno del bosco che fanno evitare il vituperato bitume. Al Passo del Chiodo ATTENZIONE. La tabella arancione della ciclopista indica di scendere a destra per asfalto ma è stata posizionata erroneamente. Occorre invece proseguire diritti per asfalto verso Santo Stefano d'Aveto. Da qui ancora con diversi fuori-dentro dalla strada si giunge ai piedi del passo del Tomarlo che si scala in pochi minuti per terminare le fatiche di giornata. Dal Passo, preso un attimo di fiato, si risale per sentiero per alcune centinaia di metri per raggiungere il punto di partenza della picchiata finale su Anzola. La discesa è quasi completamente su mulattiera dal fondo buono e sufficientemente pulita (tranne gli ultimi tratti ormai ad Anzola dove opere di disboscamento hanno lasciato un pò di rami residui) tuttavia si sviluppa quasi interamente in modo lineare e pertanto si raggiungono facilmente alte velocità, per questo motivo occorre essere prudenti. Il sentiero attraversa la strada alcune volte ma è sempre facile ritrovare l'ingresso dall'altra parte. Verso il fondo della discesa le braccia cominciano a formicolare, segno che l'impegno richiesto da questo lunghissimo scivolo dal Passo fino al fondo valle non è irrilevante. Alla fine si raggiunge Anzola dove ci si può rilassare al bar del paese ammirando le trote che nuotano placide nel torrente omonimo che scorre proprio fra le case. Purtroppo niente foto perchè mi hanno spiegato che la macchina fotografica senza schedina di memoria dentro non funziona....strano pensavo di si.

Piergiorgio Rivara
www.bikemonkey.it

 

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