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Bosco di Corniglio - Lago Santo - Monte Navert

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altimetria ecomaratona delle aquile

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AVVERTENZE

punto di partenza: Mossale (PR)

punto d'arrivo: Mossale (PR)

L'aria ferragostana tiene lontano i bikers dalle montagne e per questo replay al parco dei 100 laghi dopo l'esploit del 3 agosto ci ritroviamo solo io ed il buon Ginogino da Spezia per tentare di chiudere un anello attorno al monte Navert che mi aspetta da ormai vent'anni. Risale almeno a quell'epoca l'unico e solo tentativo che feci per provare a ridiscendere dal Navert nel versante della Val Parma (di solito la via di accesso più nota e frequentata è dalla Val Bratica): tentativo finito trascindando la bici in un fitto bosco di rovi per ritrovarmi poi circondato da una mandria di manzi poco benevolmente predisposti nei miei confronti. Devo ringraziare il mio fido compare di sventura Nicola, che da buon veterinario seppe come prenderli (a bastonate) per crearmi una via di fuga. All'epoca non c'erano mappe molto ben leggibili come oggi e soprattutto non c'era il GPS. Motivo per cui stamattina sono molto più fiducioso dell'esito finale della giornata. Il programma prevede una salita a ritmo più che turistico fino a Lagdei dalla forestale della costa Banciola, quindi una rilassante salita al Lago Santo con la seggiovia per godere ancora una volta della mitica discesa delle Carbonaie. L'aria è fresca (12° all'ombra !!) ma il cielo è fantasticamente limpido e anche le poche nuvole in giro non hanno nulla di minaccioso, tutt'altro, sono il perfetto dettaglio che rende il quadro del pittore divino assolutamente perfetto, chi guarderà le foto capirà cosa voglio dire....Chiacchierando arriviamo a Lagdei in un baleno. Ci facciamo un caffè in compagnia dei numerosi escursionisti agostani e poi su. Arriviamo al Lago ancora poco affollato e i riflessi dell'acqua che filtrano tra i tronchi dei faggi sono sempre ammalianti. Non ci fermiamo se non per una foto ricordo e proseguiamo a piedi per raggiungere l'attacco delle Carbonaie. Dopo aver fotografato le Alpi in lontananza cominciamo a scendere. Purtroppo il giorno precedente è stato giorno di burrasca per cui il sentiero è molto umido e ci rendiamo conto che la nostra aderenza in curva sul fondo di foglie e terra è quesi nullo. Dopo un paio di curve do una rapida controllata dietro di me e mi rendo conto che effettivamente stiamo spelando il sentiero, quindi decido di rallentare fino a fare i tornanti praticamente a passo d'uomo. L'adrenalina sarà per un altra volta, ma non voglio che prima o poi qualcuno ci vieti questo sentiero alle biciclette per qualche inutile derapata di troppo. Per quanto ami questo sentiero e cerchi di portarci tutti gli amici bikers che vengono a trovarmi non posso fare a meno di riconoscere che percorrerlo in condizioni di bagnato è come violentarlo. Il suo fondo è come muschio, non c'è un unico punto in cui le ruote passino sopra a pietre o radici o ghiaia: tutto il sottofondo è come humus che si è accumulato negli anni e ricoperto solo di qualche centimetro di foglie pressate, insomma è delicato come la pelle di un bambino e lo dobbiamo rispettare. Ci fermiamo 2-3 volte a rimuovere tronchi caduti sul sentiero. Sono grossi ma completamente marci e il vento della notte prima li ha abbattuti. Li spostiamo a lato quel tanto da liberare il transito e rendere la discesa per chi verrà dopo di noi godibile dall'inizio alla fine senza interruzioni. Arriviamo ai cancelli e riprendiamo a ritmo blando verso i Lagoni. Il periodo agostano porta parecchi turisti motorizzati lungo la forestale e ci mangiamo un pò di polvere, per fortuna non troppa visto che il fondo è bagnato. Se qualcuno vuole godere appieno di questi posti l'ideale sarebbe evitare i weekend di agosto. Già a luglio il sabato mattina è pressochè deserto. Arriviamo ai Lagoni e troviamo in effetti il parcheggio pieno di macchine e il rifugio tutto esaurito. Ci rifocilliamo con un buon panino al prosciutto e pane montanaro (io) mentre Ginogino non resiste alla tentazione del panino alla salsiccia alla brace che si godrà sulla terrazza del rifugio dondolandosi pigramente sulla sedia a dondolo...Riprendiamo a salire verso il passo della Colla e poco prima di scollinare incrociamo una nutrita banda di MTbikers provenienti dalla Lunigiana (riconosco tra i tanti un poliziotto di Filattiera conosciuto per caso un mese prima ad Aulla quando avvicinò me e MaxC per chiedere info sulla Canyon nuova fiammante che avevamo sulla cappotta dell'auto). Dal passo della Colla scendiamo un paio di tornanti e poi lasciamo l'ampia forestale per deviare a sinistra prendendo un sentiero che per prati rimane in quota per un bel pezzo, in alcuni tratti anche su un piacevole single track fino a che il sentiero non piega decisamente verso sinistra cominciando inesorabilemte a salire. Qui inizia il tratto a spinta che ci porterà dopo qualche decina di minuti a raggiungere il crinale del Navert che scende verso Casarola. Questo è un luogo molto ameno, da cui si gode un panorama magnifico e che invita a rilassarsi sull'erbetta grassa che ricopre questi prati. Scorgiamo sopra di noi la cima del Navert costellata di cavalli al pascolo. Più sotto la cima, quasi su un dirupo, un gregge di pecore nere con il pastore si stanno godendo il banchetto offerto da questa magnifica montagna. Risalendo il crinale notiamo circa 200 metri sotto di noi la carcassa di un cavallo bianco. Deve essere morto non da molto ma è già gonfio poichè i suoi arti sono rigidi e riversi verso l'alto. Raggiungiamo in breve i prati sommitali sotto lo sguardo perplesso è guardingo dei cavalli al pascolo. Li aggiriamo e raggiungiamo la vetta. Breve sosta e foto ricordo. Mi guardo intorno per vedere se si riesce a scorgere il volo dell'aquila ma non sono fortunato. Sul Navert nidifica infatti da alcuni anni una coppia di aquile che si sono anche riprodotte ed è sempre uno spettacolo quando capita di vederle in volo. Ho avuto la fortuna di vedere nel marzo del 2007 a Sesta Inferiore l'aquila volare sopra la mia testa seguita dall'aquilotto che copiava fedelmente i suoi movimenti in un esemplare esercizio di apprendimento: uno spettacolo emozionante e commovente allo stesso tempo. Riprediamo la marcia per quella che ora si presenta come una lunga cavalcata in discesa dai 1650 metri del Navert fino agli 820 di Mossale. La discesa parte attraversando i prati alti e poi entrando nel bosco in un bel single track pulito. Poi prosegue tra discese marcate tra i faggi e qualche pezzo in lieve salita, ma mai faticosa. Il lungo crinale del Navert è in effetti un susseguirsi di cime minori (Groppo Fosco, Monte Quadro), fino ad arrivare al monte Aguzzo, la cima da cui si stacca la grande frana di Corniglio, che termina la sua corsa nel torrente Parma. Il percorso è più idilliaco che non adrenalinico e permette di godere dall'alto di panorami a 360 gradi sui crinali appenninici e fino alla pianura. Dopo il monte Quadro il sentiero (ormai una carraia forestale) piega all'ingiù in modo abbastanza deciso fintanto che giungiamo al bivio che porta al passo della Sisa. Tenendo la destra si raggiungerebbe in breve Grammatica e la Val Bratica, piegando a sinistra si torna in Val Parma. In pochi minuti raggiungiamo il passo, nient'altro che un avvallamento pietroso allo scoperto, riconoscibile solo per il fatto che ci sono alcuni sentieri che si incrociano. Qui ho modo di notare ancora una volta come il lavoro di tabellamento della ciclopista MTB sia un lavoro mastodontico. Tutto il Navert è tabellato con più di un percorso e anche qui al passo della Sisa i bollini colorati indicano che il sentiero della ciclopista proseguirebbe sul crinale per andare....chissà dove. Si, chissà dove, perchè è da quest'inverno che vedo tabelle ovunque su tutte le montagne della comunità montana est ma ancora di ufficilizzato e pubblicizzato non c'è nulla. E intanto la stagione turistica è agli sgoccioli. Incomprensibili balletti politico-burocratici, di questo ne sono certo. Noi invece pieghiamo decisamente a sinistra in discesa, seguendo una strada da legnatico che ci conduce, dopo una lunga discesa, trionfalmente (questa volta) fino a Mossale. Bilancio della giornata veramente positivo per aver aggiunto un altro bell'anello (sostanzioso) ai percorsi del parco dei 100 laghi.

Piergiorgio Rivara
www.bikemonkey.it

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