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Comune di


FORNOVO
DI TARO


Altitudine: 158 m s.l.m.
Superficie: 57,65 km²
Abitanti: 6.294 (31-12-2010)
Densità: 109.2 ab./km²
Cod.Postale: 43045
Prefisso: 0525
Nome Abitanti: fornovesi
Patrono: Maria SS Assunta
Giorno Festivo: 15 Agosto
Sito Istituzionale: www.comune.fornovo-di-taro.pr.it

Etimologia

Potrebbe derivare dal latino forum novum, ossia mercato nuovo. La specifica fa riferimento alla vicinanza del luogo al fiume Taro.

Araldica

fornovo-di-taro-stemma

Castello turrito su fiume con aquila coronata e con le lettere F e N (Forum Novum) ai lati delle due torri e su campo rosso. Ornamenti esteriori da Comune con foglie di alloro a sinistra e di quercia a destra, sormontato da corona
Gonfalone:
Drappo di azzurro, riccamente ornato da ricami d'oro e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in oro: Comune di Fornovo di Taro. I cordoni sono in oro. Cravatta con nastri tricolorati dei colori nazionali, frangiati d'oro. (18)

Fornovo e frazioni

La Pieve di FornovoLa Pieve di Fornovo

FORNOVO
“... Questo loco è una piccola villa di sei o sette casette poste sopra un piano, il lungo della fiumara. Taro mi pare che si nomi. ...”. Così appare Fornovo ad un viaggiatore che attraversa l’Italia verso la fine del XVI sec. Un paese e il suo fiume che da sempre ha indicato la via più breve per raggiungere, dalla Pianura Padana, i valichi di montagna verso Lunigiana e Garfagnana. Forum Novum, alle sue origini, era un centro mercantile fondato dai Romani: il nuovo foro doveva sostituire un centro preesistente, abitato dai Liguri Ilvati, posto dove ora sorge Rubbiano, un avamposto privilegiato nel nuovo assetto di riorganizzazione viaria e territoriale delle nuove terre conquistate.
Sorto sull’ultimo promontorio del fiume prima della Pianura Padana, Fornovo offriva, oltre alle sue difese naturali, un facile guado. Ancora oggi è possibile osservare i resti del ponte che collegava le due sponde del fiume. Da alcuni accreditato come ponte romano, è forse  una costruzione medioevale, collegata alle altre più importanti  strutture dello stesso periodo. ll ponte attuale è stato costruito nel 1905 sostituendo il secolare traghetto. All’imbocco dell’antico ponte, presumiblimente dove oggi vi é la piazza del mercato, sorgeva l’Ecclesia pontis de Fornovo, un ospitale con cappella dedicata a S. Nicolò, che accoglieva viandanti e cavalieri, retta, secondo la tradizione, dai monaci  Ospedalieri di Altopascio.
Da qui si risaliva, come ora,  lungo l’antico borgo verso la piazza della chiesa. La pieve, dedicata a S. Maria Assunta, mostra numerosi riadattamenti e ricostruzioni: l’importante facciata, con semplice  tetto a capanna, fu costruita, come attestano i più recenti studi, nella prima metà del XX secolo per chiudere il nartece porticato, in origine ricovero e protezione dei pellegrini. Le preziose sculture di scuola antelamica, quasi sparse a caso in facciata, rappresentano frammenti di strutture che, con il paliotto d’altare, dovevano forse trovarsi all’interno, a decoro di un pulpito o di un ambone. Tema conduttore dell’apparato scultoreo sono il peccato e l’eterna lotta tra il bene e il male, quasi un monito, per chi non sapendo né leggere né scrivere, poteva ugualmente avvicinarsi agli insegnamenti delle sacre scritture. Vicino al portale una statua acefala porta con sé i segni del pellegrinaggio: le bisacce, il bordone e le chiavi, simbolico accesso alle basiliche di Roma. All’interno è ancora possibile riconoscere la struttura originaria a tre navate, con l’antistante nartece. Una curiosità: nella seconda cappella di sinistra, un dipinto nella predella dell’ancona d’altare, ritrovato nel corso degli ultimi restauri, raffigura il ponte di Fornovo come doveva essere dopo la piena del 1294.
Raggiungendo Fornovo dal fianco destro della Valtaro, si incontra Villa Carona, costruita nella seconda metà del XVII secolo dai Padri Gesuiti. Questo luogo, dove già nel 1230 esisteva una cappella dedicata a S. Stefano, continua ad accrescere la sua importanza nel corso del Medioevo: qui probabilmente esisteva un castello che, nel corso del Quattrocento, entra a far parte dei possedimenti di Pier Maria Rossi, ed é raffigurato negli affreschi del Bembo, nella Camera d’oro di Torrechiara, del 1463. Oggi è ancora visibile il palazzo settecentesco che fu sede estiva del Collegio Maria Luigia, con la sua tipica struttura di villa emiliano-lombarda ad U, sobria e funzionale.

CITERNA
Sorge sul corso medio del fiume Taro, in una zona ricca di sorgenti. Una scaturisce da Pian dei Pruni, a 450 s.l.m., punto di contatto fra terreni argillosi e detritici. Poco distante ricordiamo, in località Rocca Galgana, una vasta area di interesse archeologico, la cui frequentazione é attestata non solo durante l’Età del Bronzo ma anche, e soprattutto, nell’Età del Ferro.

RESPICCIO
Un documento del 1250 ci parla di una chiesa, con annesso ospizio per pellegrini dedicato a S. Maria Maddalena  nel villaggio de Rivo Spitio. Si perdono notizie dello xenodochio intorno alla metà del Cinquecento, quando, dopo la soppressione avvenuta tra il 1520 ed il 1564, la popolazione cercò di riaprirlo, segno che in quegli anni era ancora alto il numero dei viandanti. La piccola chiesa conserva suggestioni dell’epoca romanica, in cui probabilmente fu edificata, nonostante l’ampliamento seicentesco e i restauri del ‘700. All’interno, sulla parete destra, una Madonna con bambino e SS. Gerolamo e Maddalena, della seconda metà del ‘600.

PIANTONIA
Il centro di Piantonia o Piantogna, come era il suo nome antico, sorge su un percorso alternativo della Via Francigena. La chiesa, di cui resta solo l’abside originaria, é dedicata a S. Michele, protettore proprio dei pellegrini.
La frequentazione di questo percorso fu favorita soprattutto dai monaci di S. Roberto de Ultra montes o della Chaise-Dieu, che avevano una dipendenza nel monastero della Rocchetta, sito poco oltre Piantonia, prima dei Boschi di Bardone. Fondato intorno al 1100, il monastero aveva annesso un ospitale per pellegrini e contava sette dipendenze. Il nome di Rocchetta forse è dovuto alla sua posizione nei pressi del castello di Piantonia, di cui però si hanno  poche notizie.

Neviano de RossiNeviano de Rossi

VallezzaVallezzaNEVIANO DE’ ROSSI
Il borgo, posto tra i torrenti Sporzana e Baganza, fu sotto il dominio feudale prima dei Draghi e poi dei Rossi. In località Selva Smeralda, nel Comune di Terenzo, ci sono ancora i resti di un castello, mentre il luogo denominato “castello” deve forse il proprio nome ad una casa fortificata. Sul colle più alto dell’abitato si trova la Chiesa della Purificazione, del 1827, con all’interno un dipinto dello Scaramuzza. Edificata probabilmente su resti di una chiesa romanica, doveva servire ai viandanti provenienti dalla direttrice francigena di Vizzola e della Val Baganza. Poco distante si estende il campo petrolifero di Vallezza, dove già nella seconda metà dell’Ottocento furono  intraprese perforazioni per estrarre il petrolio, ma è solo a partire dal 1905, anno di fondazione della Società Petrolifera Italiana, che si inizia la produzione su più vasta scala.
Nel 1912, per ottenere un credito bancario, il cav. Luigi Scotti finge un ritrovamento di petrolio e nel 1917 si costruiscono impianti di raffinazione. Durante la seconda guerra mondiale, mentre  la raffineria di Fornovo viene bombardata, la miniera è occupata dalle truppe tedesche. Nel dopoguerra, Vallezza viene chiusa; ora è stata destinata a museo, però non ancora in funzione.

Sivizzano - Chiostro dell'antico monastero BenedettinoSivizzano - Chiostro dell'antico monastero Benedettino

SIVIZZANO
Recenti scavi archeologici confermano l’ipotesi che già in età romana la Val Sporzana fosse molto frequentata, perché collegamento tra le colonie di Parma e Luni, come documentano, a Roncolongo, i resti di una villa rustica romana. Qui, in età medioevale, mantiene lo stesso andamento la Strada Romea. Nel centro di Sivizzano, infatti, possiamo oggi ammirare il chiostro di un monastero benedettino, dipendente dai monaci di S. Roberto de Ultra Montes, che avevano un’altra importate sede alla Rocchetta di Piantonia. La chiesa a fianco del chiostro perde le sue forme romaniche alla fine del XVIII sec., quando, ormai pericolante e troppo angusta per i canoni del tempo, viene completamente rasa al suolo e ricostruita.  Poco distante vi era anche uno xenodochio per l’ospitalità dei pellegrini, oggi inglobato nelle strutture abitative del paese che si affacciano sulla principale piazzetta.

CAFRAGNA
Della zona di Cafragna non si hanno notizie particolari fino all’anno 1000, quando alcune pergamene nominano un oratorio dedicato a S. Basilide, forse perché la località aveva assunto una certa importanza. Fondato dai monaci vallombrosiani, ai quali si deve la dedicazione, probabilmente in virtù di una reliquia del Santo che giunse in loro possesso, l’oratorio passò poi alle dipendenze dei frati cistercensi di Talignano.  Posto lungo una strada di grande passaggio, utilizzata non solo dai pellegrini che volevano raggiungere la Strada di Monte Bardone per poi proseguire verso Roma, ma anche dagli abitanti della Val Baganza che intendevano recarsi a Fornovo per il mercato, serviva più che per le funzioni religiose come luogo di riposo e di sosta prima di intraprendere l’ultimo tratto verso Fornovo. Per molto tempo l’oratorio non è più nominato; nel frattempo pare sia sorta la nuova frazione di Cafragna, più a valle rispetto a S. Basilide, sulla strada per Neviano. Questo nuovo centro, già menzionato in una cronaca del 1443, figura anche nel Catasto Farnesiano del 1561. L’attuale oratorio, ora fatiscente e pericolante, risale agli anni Sessanta.

VIZZOLA
Proseguendo da Collecchio e seguendo il percorso di crinale da Talignano, attraverso Segalara, si giunge a Vizzola. Ricordata nella bolla del 1180 come dono di Alessandro III ai monaci dell’abbazia di Fontevivo, è il loro primo possedimento fuori della pianura parmense. Fin dal 1443 è ricordato uno xenodochio dedicato ai SS. Giacomo e Filippo con adiacente oratorio. L’attuale chiesa di S. Giovanni Battista,  fortemente rimaneggiata nel XVII sec.,  contiene  una tela del santo attribuita al Peroni. Adiacenti alla canonica una torre cinquecentesca e una corte sorgono probabilmente nell’area dell’antico xenodochio. Villa Ugolotti del XVIII secolo e villa  Fadigati, costruita nel 1746, dominano la Val Taro dalle colline.

RICCO’
Il paese prende il nome dal luogo in cui è sorto: Riccò deriva, infatti, da Cò del Rio, cioè testa del rio, la sua parte terminale, il punto in cui esso si immette nel Taro. Sviluppatosi lungo la strada provinciale che lega Parma a Fornovo, aveva un oratorio dedicato alla Vergine, del 1854, ora sconsacrato.  Il luogo era già abitato fin dall’epoca romana: lo attesta il ritrovamento di fondamenta di un’antica villa, anch’essa posta a margine della strada provinciale.


Logo Comunità Montana delle Valli del Taro e del CenoDocumento pubblicato
grazie alla concessione
e alla collaborazione della
Comunità Montana
delle Valli del Taro e del Ceno
Illustrazione di Paolo Sacchi
www.sakai.dk

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