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Comune di


BORGO
VAL DI TARO


Altitudine: 411 m s.l.m.
Superficie: 152,30 km²
Abitanti: 7.319 (31-12-2010)
Densità: 48,06 ab./km²
Cod.Postale: 43043
Prefisso: 0525
Nome Abitanti: borgotaresi
Patrono: Madonna del Carmine
Giorno Festivo: 16 Luglio
Sito Istituzionale: www.comune.botgo-val-di-taro.pr.it

Araldica

borgo-val-di-taro-stemmaCampo di cielo, al castello di rosso, torricellato di due, merlato alla ghibellina, aperto e finestrato di nero, movente da un mare d’azzurro, ombrato d’argento, e sormontato da un giglio d’azzurro. (18)

L'ambiente naturale di Borgo Val di Taro

BianconeBianconeIl territorio del Comune di Borgotaro attraversato dalla Via dei Monasteri si presenta aspro e accidentato, solcato da numerosi torrenti che scavano profonde forre sovrastate da pareti rocciose strapiombanti.

A nord del capoluogo, le cime dei monti Barigazzo (m 1284), La Tagliata (m 1231) e Arsone (m1176), sono i punti di maggiore altitudine di un’unica grande formazione di arenarie, dette di Ranzano, risalenti all’Oligocene, che dirada verso sud arrestandosi presso Case Ghirardi e Brunelli. Vicino a Casembola e Coriago, la roccia, incisa dai torrenti, mostra ampie successioni di strati sovrapposti segnati a volte da impronte di fondo, tracce lasciate dalle correnti sui sedimenti in deposizione nel fondo marino, milioni di anni fa, prima della loro compattazione ed emersione.

A volte lo scorrimento dell’acqua provoca, sulla roccia che fa da letto ai rii, la comparsa di particolari forme di erosione: le marmitte dei giganti, grandi catini perfettamente circolari.

Giglio MartagoneGiglio MartagoneNei pressi di Borgotaro si fa più dolce la morfologia del territorio, costituito da morbide colline modellate in estese formazioni di argille scagliose e marne, dette di Monte Piano.

Per secoli intensamente coltivate, oggi reagiscono all’abbandono del territorio con grandiosi fenomeni di dissesto, frane e calanchi. Il capoluogo sorge su un ampio terrazzo fluviale alla sinistra del Taro; sulla destra del fiume si trova il quartiere di San Rocco, edificato a partire dalla fine del secolo scorso sulla grande conoide di deiezione del torrente Tarodine che scorre in uno stretto solco vallivo inciso sul fianco del versante principale appenninico, costituito in questo settore da arenarie del Monte Zatta risalenti al Cretacico.

Il paesaggio naturale è quello caratteristico dell’Appennino Ligure Emiliano, dove a versanti morbidi e tondeggianti si alternano forre profondamente incise da impetuosi torrenti, nascosti da boschi fitti e verdeggianti.

Questo alternarsi di pendii lievi e pareti scoscese, di prati assolati e selve ombrose, rende estremamente diversificate la flora e la fauna di queste zone, consentendo il rinvenimento, nei medesimi luoghi, di specie mediterranee e centroeuropee.

Biancospino - Crataegus monogynaBiancospino - Crataegus monogynaRisalendo idealmente un fianco della vallata, ci soffermiamo su alcune specie caratteristiche dei diversi ambienti attraversati.
Le acque del Taro, che scorrono limpide e abbastanza pulite anche a valle di Borgotaro, ospitano una ricca fauna ittica, con trota fario, cavedano, vairone, barbi, sanguinerila; molto comune è anche il ghiozzo da ruscello (Padogobius martensi), un pesciolino di fondo endemico del Po e dei suoi affluenti.

Queste specie si nutrono della ricca fauna invertebrata che vive sul fondo: libellulle, friganee, effimere, coleotteri, chiocciole.

Il gambero da fiume è ormai raro.

Tra gli uccelli che eleggono il fiume come proprio habitat di nidificazione ricordiamo il piro piro piccolo, il corriere piccolo, il martin pescatore, il merlo acquaiolo, il germano reale, estinta ormai da molti anni la lontra.

Il fiume scorre, tranne che nel tratto urbano, tra due ali di fitto bosco ripariale, formato da pioppo nero, ontano nero e da varie specie di salici.

Ci sono arbusti abbastanza rari come lo spincervino e la frangola, mentre sui ghiaioni esposti al sole vegeta l’olivello spinoso.

Frequenti sono le fioriture del favagello, del sigillo di Salomone, della cardamine bulbifera, della viola matronale; nidificano il picchio verde e il rigogolo, e l’airone cenerino elegge a posatoio gli ontani più grandi.

MoscardinoMoscardinoDietro il bosco ripario si stende sul terrazzo fluviale, la gariga di elicriso, un ambiente arido dove vegetano in mezzo ad arbusti fruticosi quali lo stesso elicriso, l’artemisia alba, il teucrio, decine di specie di orchidee selvatiche, come l’Orchis tridentata, l’Ophrys bertolonii e tante altre.

Tra le erbe rade depone le uova il succiacapre; frequenti sono anche la sterpazzolina, lo zigolo nero, il fanello. Proseguendo la nostra ascesa lungo il fianco della valle attraversiamo la fascia coltivata, oggi spesso abbandonata e colonizzata da vaste formazioni di cespugli spinosi (ginepri, rose canine, prugnoli e biancospini).

Un tempo comunissime, le infestanti delle messi sono oggi i fiori più rari: papaveri, fiordalisi, consolide, gladioli, e giattaioni compaiono solo ai margini delle strade. Fortunatamente non sono così rari gli animali legati alla campagna: strillozzo, tortora selvatica, civetta, macaone, ramarro sono ancora molto comuni. Sono in grave calo invece l’upupa, la pernice rossa, l’allodola.

I cespuglieti spinosi che preparano l’avanzata del bosco nei territori che gli furono strappati anticamente, l’abbandono dei campi e l’espansione del territorio forestale favoriscono moltissime specie animali, come il cinghale, il capriolo e il daino ed il loro predatore, il lupo.

I boschi della fascia montana inferiore sono dominati dalle querce, roverella sul suolo calcareo e dal cerro su quelli argillosi. Nei territori silicei, acidi, un tempo dominio della pregiata rovere, oggi molto rara, già da almeno il decimo secolo l’uomo ha piantato estese selve di castagno, che hanno fornito la base alimentare per le popolazioni di queste montagne.

Moltissimi gli alberi e gli arbusti che accompagnano le querce nella composizione dei boschi: carpino nero, carpino bianco, evonimi, viburni, sorbo domestico, ciavardello, pero e melo selvatico, melo fiorentino, olmo campestre, maggiociondolo.

Cerro - Quercus cerrisCerro - Quercus cerrisCentinaia le specie di fiori: orchidee selvatiche, gigli rossi, scille, anemoni, denti di cane, gerani, garofanini. Impossibile elencare anche solo parzialmente gli animali; accanto a specie comuni come scoiattoli, picchi, ghiri, rane dalmatine, rospi, tritoni e salamandre, coleotteri cerambicidi, pettirossi e cince, troviamo uccelli rari come l’aquila reale, il gufo reale, l’astore, e il falco pecchiaiolo.

Al di sopra della fascia delle querce si stende la faggeta.

Estesa senza soluzione di continuità su tutto il nostro Appennino, è stata sfruttata ampiamente in passato per la produzione di legna da ardere e di carbone, e oggi si presenta impoverita, povera di sottobosco e di specie vegetali, anche se ricca di funghi, tra cui i pregiati porcini tipici di Borgotaro.

In pochi lembi di faggeta, situati in luoghi impervi si presentano numerose specie tra le quali abete bianco, sorbo montano e sorbo degli uccellatori, olmo montano, tigli, acero ontano, e frassino maggiore.

Nel sottobosco spuntano orchidee, iris graminea, gigli martagoni, aquilege e aconiti. L’altitudine dei nostri monti, che non raggiunge i 1800 metri, consentirebbe al bosco di coprire anche tutto il crinale; il pascolo, gli incendi e il duro clima invernale mantengono invece aperte le vaste praterie disboscate in epoca preistorica.

Questi ampi pascoli, interrotti qua e là da brughiere punteggiate di betulla, sono dei veri giardini botanici, fioriti in estate di genziane, viole calcarate, orchidee montane, mirtilli, tra cui nidificano spioncelli, culbianchi, codirossi spazzacamino.


Logo Comunità Montana delle Valli del Taro e del CenoDocumento pubblicato
grazie alla concessione
e alla collaborazione della
Comunità Montana
delle Valli del Taro e del Ceno
Illustrazione di Paolo Sacchi
www.sakai.dk

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