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Comune di


CALESTANO

Altitudine: 417 m s.l.m.
Superficie: 57 km²
Abitanti: 2.126 (31-12-2010)
Densità: 37,3 ab./km²
Cod. Postale: 43030
Prefisso: 0525
Nome Abitanti: calestanesi
Patrono: San Lorenzo
Giorno Festivo: 10 Agosto
Sito Istituzionale: www.comune.calestano.pr.it

Araldica

bardi-stemmaTroncato: nel primo bandato d’azzurro e d’argento, nel secondo fasciato ondato d’oro e di rosso. (18)

Storia del territorio di Calestano (Val Baganza)

Oratorio di IanoLe tracce più remote della frequentazione umana nella Val Baganza risalgono alla fine del Paleolitico inferiore (200.000/ 250.000 anni fa), mentre i primi insediamenti abitativi risalgono al Neolitico (circa 5.000 a.C.).
A questo periodo appartengono alcuni strumenti in pietra rinvenuti a Marzolara. All’ Eneolitico, o Età del Rame, (3.000 a.C.) sono riconducibili gli scalpelli e le punte di freccia trovate in varie località. Al Castellaro di Fragno e al Monte Bosso sono state individuate tracce di insediamenti dell’età del Bronzo (1500 a.C.), collegabili a una cultura ligure o ‘proto ligure’ ampiamente diffusa in diverse zone dell’Appennino.
Il Castellaro di Fragno è stato oggetto di un sistematico scavo archeologico condotto alcuni anni fa dall’ Istituto di Archeologia dell’Università di Bologna e dal Museo Archeologico di Parma. I reperti (materiali vegetali e animali, cocci di manufatti ceramici, manufatti in selce e metalli) hanno reso possibile ricostruire in parte la vita della popolazione, basata sulla caccia, su una limitata coltivazione e soprattutto sulla pastorizia.
A una tomba ligure di fine IV secolo a.C. va probabilmente riferito il corredo funebre trovato a Casa Selvatica che costituisce il ritrovamento archeologico più prestigioso della Val Baganza. La presenza della cultura romana nella media valle è ampiamente documentata, oltre che da numerosi toponimi prediali (nomi di località di origine latina contraddistinti dai suffissi ano, olo, ola,) da segnalazioni anche recenti di materiali.
Nel complesso il popolamento romano appare legato fondamentalmente allo sfruttamento delle risorse agricole del territorio ed è incentrato sul vicus (piccolo villaggio) e su fattorie isolate, situate dove le condizioni sono più favorevoli: coste soleggiate, versanti stabili e poco scoscesi.
In età medievale viene sostanzialmente mantenuto il tessuto demografico romano. Esiste infatti una discreta coincidenza tra toponimi prediali e siti che hanno restituito materiali romani con le chiese ricordate nelle più antiche rationes decimarum e con le località citate nei più antichi documenti di archivio.
E’ già definita in questo periodo la rete dei tracciati delle strade, quasi invariata fino all’800. Oltre ai percorsi di crinale e di costa, che in certi periodi dell’anno erano i soli agibili per risalire la valle, il comune era attraversato da strade ortogonali al corso del fiume che lo collegavano ai centri delle valli vicine (Val Parma e Val Taro) e al percorso della Strada Romea (Bardone, Terenzo, Casola e Cassio). Il popolamento medievale è ancora parzialmente riconoscibile nel tessuto urbano dei vari centri, nei pochi castelli rimasti, nell’ architettura religiosa e in una serie di monumenti architettonici minori (case torre, corti, mulini). Nel XIII secolo le chiese della media valle erano Alpicella, Vigolone, Calestano, Marzano, Cella di Palmia, che dipendevano dalla pieve di Bardone, e Fragno, Ramiano, Vallerano, Marzolara, che dipendevano invece dalla pieve di Castrignano.
La documentazione sulla vita in questo periodo è scarsa. Si può tuttavia legittimamente supporre che non fosse molto diversa dal resto dell’Appennino. La sopravvivenza, pesantemente condizionata dagli eventi, era legata all’allevamento di ovini e suini e alla coltivazione di cereali (grano, orzo, avena e spelta), legumi (veccia, fave), ortaggi (rape, cavoli), canapa, alla raccolta di frutta e bacche e legna e foglie... In molti sensi questo schema di vita perdura fino alle soglie di questo secolo, e lo sfruttamento intenso del territorio dettato dalla necessità determinò in certi periodi storici un grave impoverimento del territorio già di per sé ingrato. La Val Baganza, per le sue caratteristiche morfologiche e le difficoltà dei percorsi, non favoriva lo sviluppo economico e fu sempre subalterna alle valli limitrofe del Parma e del Taro, ma dovette avere un qualche interesse strategico, anche per la sua vicinanza al percorso della strada Romea: fu infatti munita di una serie di rocche e di edifici fortificati che permettevano il controllo quasi totale della vallata (Sala Baganza, Felino, Castellaro di Sala, Torre del Borriano, Marzolara, Calestano, Alpicelle, Vigolone, Casola, Ravarano, Fugazzolo). Nel processo di spartizione delle terre comunali, quando si codificò il diritto di proprietà feudale, la valle fu divisa tra padroni diversi e il territorio che è ora Comune di Calestano si trovò a essere traversato da linee di confine. Fin dalla seconda metà del XIII secolo Calestano, con Marzolara, Vigolone, Alpicella, era entrato nell’area di influenza dei Fieschi, famiglia ducale genovese con mire espansionistiche nell’entroterra, e divenne così teatro delle contese tra questi e i Visconti, e campo di battaglia della cosiddetta Guerra del sale (1350-55), combattuta dal Comune di Parma contro i Fieschi. Nel 1426 Calestano fu teatro dell’assalto di Pietro Rossi che, alle dipendenze dei Visconti, si opponeva ai Fieschi. Il feudo fu riacquistato nel 1443 e venduto ai conti Tarasconi nel XVII secolo. Il feudo di Ravarano invece era stato acquistato nel 1214 da Pelavicino Pallavicino; perduto in una guerra contro il Comune di Parma fu riannesso verso il 1300 al vasto feudo dei Pallavicino. Fino alla fine del 500 la rocca e il territorio circostante furono oggetto di continue contese, finché passarono ai conti Boscoli nel 1687. Alla nascita del ducato farnesiano, Calestano, e soprattutto la rocca di Vigolone, si trovarono al centro della Guerra di Parma (1547).
A questo periodo risalgono i primi documenti dell’Archivio di Calestano, che conserva una discreta quantità di materiale relativo ai secoli XVI, XVII, XVIII. Il comune successivamente seguì le vicende del Ducato.
Una volta che i bellicosi feudatari furono domati e trasformati in cortigiani, fu meno turbolenta la vita dei paesani, che, per quanto sempre oppressi, non furono più minacciati da guerre o dal transito di eserciti verso o da Roma (la Strada Romea decadde come collegamento tra il Nord e Roma alla fine del XVI secolo). L’economia locale, tuttavia, non fu mai fiorente al punto da garantire la prosperità di tutti i valligiani, costretti all’emigrazione stagionale.
Con l’avvento del regno d’Italia si comincia a sviluppare la rete viaria, e vengono rese carrozzabili le strade di Fragno e di Lesignano Palmia. Si razionalizza l’agricoltura e si introducono nuove colture (vite, fagioli, trifoglio e alfalfa).
Oggi meta privilegiata di ciclisti e fedeli villeggianti, il comune di Calestano fu visitato in passato da personaggi illustri. Furono Ferdinando I di Borbone, la Principessa Amalia e Maria Luigia a diffondere la moda della gita in Val Baganza, allo Sporno o al Montagnana. Marzolara, fino al 1952, era collegata a Parma da un tram, e diventò una delle località frequentate dai primi sciatori.


Logo Comunità Montana delle Valli del Taro e del CenoDocumento pubblicato
grazie alla concessione
e alla collaborazione della
Comunità Montana
delle Valli del Taro e del Ceno
Illustrazione di Paolo Sacchi
www.sakai.dk

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